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Antiquariato #1

Il mobile inizia ad apparire stabilmente nell’uso comune soltanto al termine della vita nomade e con la costruzione di abitazioni solide in legno, mattoni o pietra. Alcuni tipi di mobili (tavoli, cassoni, sedie, troni, sgabelli) erano già conosciuti al tempo degli egiziani. La storia del mobile la si può definire in modo preciso a partire solo dal XV secolo quando si affermano alcune uniformità di orientamenti stilistici che assumono di volta in volta connotati estetici riferibili al periodo od al potente del momento.

Nell’antichità

L’uso di mobili è documentato già presso le antiche civiltà, tra gli Assiri, nell’antico Egitto, nell’antica civiltà cinese.

Le raffigurazioni dei vasi greci ci mostrano vari tipi di mobili: troni, sedie ,tavolini.

Presso gli Etruschi e gli antichi romani troviamo l’uso di tavoli, sedili ed anche armadi. Nelle case più ricche esistevano tavoli e arredi di materiali quali bronzo, ferro, marmo e avorio.

Il Medioevo

Nel Medioevo il mobilio è ridotto all’essenziale e l’elemento più comune rimane il mobile in legno, spesso realizzato in forme semplici e rustiche. Presso le case più ricche dei nobili, per le chiese ed i monasteri monasteri, si producono mobili più elaborati sia di uso civile (troni, panche, sedili, tavoli, cassapanche) o di uso religioso (altari, banchi, reliquari, cofani, cubicoli, armadi da sagrestia, scaffali per libri) anche in serie protratte nel tempo o con materiali pregiati, quali avorio, metalli preziosi, marmi.

Tavoli e bauli sono spesso costruiti in modo da essere trasportati facilmente (smontabili).

Il Rinascimento

Durante il Rinascimento alcuni mobili nelle case nobili e ricche, assumono maggiore importanza con l’aggiunta di rialzi e di baldacchini chiusi con teli e stoffe.

Negli edifici pubblici e religiosi i banchi, le librerie, gli scanni e i cori lignei sono più imponenti, intarsiati e decorati.

Questo stile si sviluppa inizialmente in Italia, dove gli artisti si ispirano alle fonti classiche, a Roma e alle sue vestigia; solo in seguito la nuova cultura si espanderà in Europa attraverso le guerre condotte da Luigi XII e Francesco I.

Successivamente tale tendenza sarà presente nel Regno di Napoli e Sicilia, nella Spagna, nelle Fiandre, nella Germania ed Inghilterra.

Il Barocco

Nell’epoca del Barocco si affermano parti a colonna tornita, si diffonde la tecnica delle tarsie e si inizia a far uso delle impiallacciature.

Il Settecento

Durante il secolo dei lumi, il Settecento, viene introdotto l’uso di nuovi tipi di mobili; ciò è dovuto al mutare dello stile di vita delle famiglie e all’allargamento delle possibilità economiche.

Queste nuove esigenze emergono per prime in Francia e si diffondono dalle corti reali agli strati emergenti della borghesia. Console, cassettiere, mobili d’angolo e scrivanie non sono solo mobili innovativi, ma anche più leggeri ed eleganti.

In quello che viene definito, per la metà del XVIII secolo, il tempo del Rococò (che si sviluppa nell’ambito dello stile Luigi XV dal nome del Re francese), emergono in Italia centri di produzione con vivaci e affermate botteghe di maestri artigiani: gli ebanisti genovesi eredi dei Maragliano, Pietro Piffetti a Torino, i seguaci di Andrea Brustolon a Venezia, e tanti altri nomi di maestri artigiani, più o meno noti, chiamati ad abbellire e dar lustro alle varie Corti italiane.

Neoclassicismo

Sicuramente in Italia il principale mobiliere ed ebanista del periodo, fu Giuseppe Maggiolini, operante a cavallo tra i secoli XVIII e XIX, prima per la corte milanese degli Asburgo, poi per Napoleone e altre corti europee, come ad esempio la Polonia. Egli viene considerato “Maestro ebanista e d’intarsio“, ma è più corretto parlare di lui, solo per la prima disciplina, poiché in ebanisteria si utilizzano soltanto legni pregiati, mentre nell’intarsio vi si affiancano altri materiali, come avorio od osso. Maggiolini utilizzava svariati tipi di legno per realizzare decorazioni, trame e disegni, ad ornare i suoi mobili; pare inoltre che sia stato proprio lui ad inventare il tavolo da letto in seguito ad un periodo d’influenza dell’Arciduchessa Maria Beatrice d’Asburgo.

Unitamente alle botteghe lombarde influenzate dalla fama acquisita dal Maggiolini, nell’ultimo quarto del XVIII secolo e durante l’Impero di Napoleone I prosperarono altri centri e maggior fama acquisirono quelli ove aveva collocato alcuni membri della sua famiglia: la corte fiorentina con gli ebanisti Francesco Spighi e Giovanni Socci, Siena con il mobilio realizzato sui disegni di Agostino Fantastici, Lucca dove oltre alla fiorente bottega di Pietro Massagli, Paolina Bonaparte aveva fatto venire dalla corte del fratello ebanisti francesi e la corte napoletana di Gioacchino Murat. Unica eccezione di rilievo (libera dall’influenza della committenza napoleonica) fu senz’altro la bottega torinese di Giuseppe Maria Bonzanigo, grande ebanista alla corte dei Savoia.

L’Ottocento

Con la caduta di Napoleone anche gli stili si susseguono ad ondate successive: dalla Restaurazione al Carlo X, al Biedermeier austriaco, al Luigi Filippo, alla riscoperta del gotico e del rinascimento. Da ultimo, lo stile Eclettico cercò di recuperare e citare vecchi stili combinandoli insieme.

Lo scorrere di tanti stili viene, nell’Ottocento, accompagnato da una vera e propria rivoluzione tecnica e produttiva. La grande richiesta di mobili causa il parziale superamento della bottega artigiana verso una vera e propria industria del mobile e una suddivisione dei compiti tra chi disegna, costruisce e propone i mobili. È il caso di Herny Thomas Peters, che trasferitosi dall’Inghilterra nel 1817 a Genova vi aprirà una bottega semi industriale: introdurrà le macchine nella lavorazione del legno, riuscendo a mantenere un’ottima qualità esecutiva[1]. Il suo successo, seguito a ruota da altri casi simili sparsi in tutta Italia, segnò il declino inarrestabile della bottega artigiana tradizionale.

Il Novecento

Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento si affermano gli stili Floreale e dell’Art Déco; quest’ultima si protrae per buona parte della prima metà del secolo combinando vari stili.

Dal 1960 inizia a diffondersi lo stile lineare e razionale dei mobili cosiddetti svedesi, progettati e prodotti da architetti per lo più dei paesi nordici dell’Europa: danesi, norvegesi, svedesi. Si diffonde sempre più anche l’impiego dei materiali più svariati quali: acciaio, plastica, vinile. Ma questa è un’altra storia: qui si entra, infatti, nel modernariato.

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